Individuare gli anticorpi

La rilevazione degli anticorpi anti-PRRSv è una metodica diagnostica in continua evoluzione.

ELISA
Il test ELISA (test di immunoassorbimento enzimatico) è il test più comune per la rilevazione degli anticorpi anti-PRRSv e ha una specificità addirittura del 99,9% e una sensibilità che può arrivare al 98,8% (Iowa State University, 2010). Per catturare gli anticorpi anti-PRRSv da campioni di tessuto, si utilizza l’abbondante proteina N del PRRSv, mentre per visualizzare gli anti-PRRSv catturati si usa un anticorpo secondario coniugato a perossidasi. Sono stati sviluppati diversi kit ELISA per scopi specifici, fra cui quelli per individuare un’infezione nelle prime fasi (rilevazione dell’immunoglobulina precoce IgM) e gli isolati di PRRSv con delezioni nella proteina nsp2.
 


Il test ELISA, pur essendo rapido e comodo, presenta una serie di limiti. Generalmente, la risposta immunitaria è variabile da un animale all’altro e i livelli anticorpali rilevati non rispecchiano necessariamente la virulenza degli isolati. Inoltre, i risultati possono essere contaminati dagli anticorpi di origine materna, dando letture false positive. Anche le letture false negative durante le prime fasi delle infezioni possono rappresentare un problema. Per i suini contagiati in maniera persistente, possono risultare necessarie tecniche di rilevazione del virus.

FMIA
Il test FMIA (test con microsfere fluorescenti) è una versione multiplex del test ELISA che utilizza sfere fluorescenti colorate in maniera differente per catturare diversi anticorpi anti-PRRSv, che vengono poi marcati con anticorpi secondari marcati fluorescenti. La tecnica consente di rilevare, allo stesso tempo, numerosi anticorpi diversi all’interno di un unico campione di piccole dimensioni. Nel siero, il test FMIA ha dimostrato una sensibilità del 98% e una specificità del 95%. Inoltre, se si utilizzano fluidi orali, per i quali i test ELISA tradizionali hanno notoriamente una scarsa sensibilità, il test FMIA ha una sensibilità superiore al 92% e una specificità del 95%. È inoltre più sensibile del test ELISA per la rilevazione delle infezioni in fase precoce.
 
Test di immunofluorescenza indiretta
Il test di immunofluorescenza indiretta (IFA) è simile al test IPMA, ma utilizza anticorpi secondari marcati fluorescenti per rilevare gli anticorpi anti-PRRSv catturati. Il test di immunofluorescenza indiretta ha dimostrato una buona specificità, ma la sensibilità dipende da molti fattori, fra cui i tipi di cellule utilizzate per la cattura degli anticorpi, i protocolli di laboratorio e il profilo antigenico degli anticorpi anti-PRRSv. Generalmente, il test di immunofluorescenza indiretta viene eseguito dopo il test ELISA per confermare i risultati falsi positivi, ma è stato utilizzato anche nell’ambito di programmi di sorveglianza, utilizzando fluidi orali e trasudati muscolari.
 
Test su striscia di campo
Come nel caso dei test per la rilevazione del virus, sono ora disponibili test su striscia di campo per rilevare gli anticorpi PRRSv-specifici (con l’ausilio della proteina N virale). I test su striscia di campo sono a buon mercato, veloci e facili da utilizzare, non richiedono apparecchiature costose e hanno una sensibilità e una specificità dichiarate rispettivamente del 93% e del 98% (Lyoo et al., 2005; Cui et al., 2008). Tuttavia, attualmente le strisce non sono di uso comune e, come per altri test di rilevazione degli anticorpi, è possibile che i kit non riescano a riconoscere gli anticorpi di PRRSv che presentano diversità genetica.

Come arrivare a una diagnosi più completa: caratterizzazione degli isolati
Spesso è importante caratterizzare l’isolato del virus che è all’origine dell’infezione per prendere delle decisioni gestionali (p.es. se spostare gli animali in un altro allevamento), per seguire la diffusione dell’isolato e per stabilire se in una popolazione di suini possa essere presente un nuovo isolato. Per ottenere una caratterizzazione più definitiva dello specifico PRRSv rilevato mediante test convenzionali sono state utilizzate tecniche molecolari, fra cui l’RFLP (polimorfismo di lunghezza dei frammenti di restrizione) e l’analisi delle sequenze.